Tradizioni Lancianesi

Le tradizioni Lancianesi sono tante e accompagnano la vita della città per tutto l'anno; accanto a quelle che tutti conosciamo, a Lanciano ce ne sono alcune davvero particolari

Festa della Candelora e San Biagio (2-3 febbraio)

La festività della Candelora, che cade esattamente 40 giorni dopo il Natale ed è detta della Purificazione di Maria, perché, secondo il costume ebraico, una donna, dopo il parto, era considerata impura per un periodo di quaranta giorni trascorsi i quali doveva recarsi al Tempio per purificarsi, è particolarmente suggestiva poiché essa viene celebrata nella chiesa di San Biagio, alla vigilia della festa del santo titolare, con la distribuzione di lunghe e sottili candelette di cera che tradizionalmente vengono poi accese durante i temporali e le tempeste a scongiurare i danni di fulmini e grandine.

Nel giorno successivo, i in cui la Chiesa Cattolica celebra San Biagio Vescovo, protettore della corporazione dei cardatori e soccorritore per i mali della gola, i Lancianesi, si recano in uno spontaneo pellegrinaggio nella chiesa dove viene celebrato il rito dell’unzione della gola.

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Settimana Santa

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Lanciano - I riti della Settimana Santa - Foto Courtesy A. LanciLe celebrazioni per la morte e la resurrezione di Cristo hanno assunto nel corso dei secoli un grande rilievo nella storia cittadina e d è ancora sentita e partecipata dall’intera popolazione.

Le processioni del giovedì e del venerdì organizzate dall'Arciconfraternita della Morte e Orazione, che è al suo quarto secolo di vita, sono cariche di forte suggestione.

Il Giovedì Santo, mentre la popolazione è impegnata nel rito dei Sepolcri e la visita alle chiese della Città, i confratelli dell’Arciconfraternita della Morte e Orazione di San Filippo Neri, col volto coperto da un cappuccio nero, come nera è la tunica che indossano, con un incedere mesto e lento illuminato dalle fiaccole accompagnano, insieme alla banda che suona il Miserere del musicista Francesco Masciangelo, uno dei membri del sodalizio, scelto per antica consuetudine dal Priore, il quale rinnovando il gesto di Simone di Cirene, scalzo accolla la croce di legno percorrendo le vie della città.

La processione del Venerdì Santo, aperta dall’alto e caratteristico vessillo dell’Arciconfraternita, la cosiddetta “pannarola”, si svolge con i confratelli e le consorelle del Pio Sodalizio che a capo scoperto fanno ala al Cireneo che accolla la croce, e portano a spalla i tradizionali simboli della passione, le statue delle tre Marie e infine del Cristo Morto, il veneratissimo simulacro la cui epoca e origine è ammantata da un velo di leggenda e di mistero.

Al passaggio del corteo scende il silenzio interrotto soltanto dal crepitare delle raganelle e dalle commoventi noti del Misere di Masciangelo.

L’“Incontro dei Santi” avviene sulla piazza del Plebiscito, al mezzogiorno della domenica di Pasqua e vede protagonisti i tre simulacri di Gesù, Maria e San Giovanni, trasportati ciascuno dai membri di una confraternita, che si fanno reciproci inchini, in una sorta di reciproco saluto.

La statua di San Giovanni, accollata dai membri della Confraternita dei SS. Simone e Giuda Taddeo e di Maria Santissima della Consolazione, muovendo dalla chiesa di Sant’Agostino va incontro alla statua della Madonna, ancora coperta da un manto nero a lutto, trasportata dai membri della Confraternita del Santissimo Rosario dalla chiesa delle Anime Sante del Purgatorio alla Piazza.

Per tre volte il gruppo dei confratelli di SS. Simone e Giuda si muovono avanti e indietro per tentare di convincere la Madonna che il Cristo è davvero risorto ma solo all’ultimo tentativo e alla “vista” del Salvatore, la cui statua viene accollata dai Confratelli dell’Arciconfraternita di Maria Santissima della Pietà e Concezione, la statua viene privata del mantello nero e, vestita di bianco e verde, corre tra il volo dei colombi e il suono delle campane verso la statua del Redentore.

Analoghe sacre rappresentazioni si svolgono anche in altri paesi d’Abruzzo ma a Lanciano essa ha la particolarità di essere ripetuta il martedì successivo alla Pasqua.

 

Settembre Lancianese

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Lanciano - Le Feste di SettembreIl Settembre Lancianese è un insieme di eventi e manifestazioni che nel corso degni anni sono andati a sovrapporsi alle più antiche celebrazioni dell’apertura delle fiere e delle festività mariane del mese di settembre che prende il via con il tradizionale sparo di mortaretti che avviene il 29 agosto, data d’inizio della solenne novena in onore della Madonna del Ponte la cui festività si celebra l’8 settembre.

Al tramonto del 31 agosto si svolge la Fiera di Sant’Egidio, o Festa del Giocattolo, per via della presenza di numerosi venditori ambulanti che con le loro bancarelle di giocattoli, oggettistica e utensili vari, sono gli eredi dei contadini e dei piccoli artigiani che un tempo mettevano in vendita, piccoli manufatti destinati ai bambini, canestri, dolciumi, oggetti in terracotta come tegamini, salvadanai e le campanelle che hanno finito col diventare il vero simbolo di questa festa.

A questo così particolare mercato la tradizione ha consolidato l’uso di scambiarsi doni tra fidanzati o tra amici e nel tempo l’oggetto più diffuso, simbolo della festa e della stessa città di Lanciano, è divenuta appunto la campanella modellata in varie forme e diversi colori, oppure nella forma consueta con la tradizionale decorazione a bande colorate.

Al mezzogiorno del 1 settembre, quando lo sparo dei mortaretti e l’alzabandiera del campanile della Madonna del Ponte ricordano le antiche celebrazioni dell’apertura della Fiera, sulla Piazza ancora si trovano alcuni banchi sui quali sono allineate le tradizionali campanelle.

La rievocazione storica del corteo di investitura del Mastrogiurato si svolge dal 1981 a Lanciano, nella prima domenica di settembre.

Il mastrogiurato è stata una carica politico-giuridica istituita dagli Angioini nel 1304 e che cessò di esistere nel 1806.

Eletto dal parlamento cittadino ogni sei mesi, scegliendo tra dottori e ricchi borghesi, esperti nelle leggi e che godevano di buona reputazione, egli affiancava il sindaco nell’amministrazione e nella polizia della Città.

Il grande prestigio che la carica assunse a Lanciano si deve al fatto che in tempo di Fiera al Mastrogiurato venivano delegati, per ovvie ragioni di semplificazione, anche i poteri che altrimenti sarebbero stati prerogativa del parlamento cittadino come l’organizzazione della fiera, la tutela delle persone e delle merci, il rispetto dei privilegi concessi ai mercanti, la risoluzione dei problemi nascenti dalla mercatura.

La rievocazione avviene la prima domenica di settembre a conclusione di una settimana ricca di eventi e manifestazione a carattere “medievale”. La cerimonia d’investitura, della quale sono protagonisti i figuranti dei quattro quartieri in costume storico si svolge sulla Piazza del Plebiscito dove il prescelto, tra i cittadini più rappresentativi del territorio frentano nell’ambito della politica, dell’economia e della cultura, presta giuramento con la lettura della formula di rito e, successivamente, preceduto dalle chiarine e dai tamburi, da sbandieratori ed armigeri e seguito dai figuranti in costume d'epoca guida un grandioso corteo di oltre duecento persone le quali raggiungono, attraversando il corso della Bandiera, il sito in cui un tempo il Mastrogiurato, innalzando le bandiere della Città e del Regno, segnalava l’inizio della Fiera di Lanciano.

L’8 settembre, giorno della Natività della Vergine gli abitanti delle trentatré contrade della Città raggiungono il centro urbano disponendosi al mattino in un ordinato e pittoresco corteo per offrire alla Madonna del Ponte, protettrice di Lanciano, i prodotti dei campi come ringraziamento per il raccolto e come propiziazione per la futura annata agraria.

Il pellegrinaggio devozionale, che viene detto “il Dono” e le cui origini non sono ancora oggi ben note, si svolgeva un tempo in maniera meno spettacolare di quanto non avvenga ora, avendo introdotto alcuni carri allegorici delle attività del mondo contadino in quello che in origine pare fosse un corteo di donne che, intonando inni sacri, recavano sul capo le tradizionali conche di rame colme di grano e decorate da grandi composizioni di fiori di carta, evocando suggestioni di cerimonie ben più antiche del Cristianesimo.

Dal 1833, anno in cui la quattrocentesca statua della Vergine del Ponte col Bambino, venne incoronata con due corone d’oro donate dal Capitolo Vaticano solenni festeggiamenti si tengono ogni anno il 14, 15 e 16 settembre, a ricordo di quell’evento.

Alle 4.00 antimeridiane del 14, avviene la spettacolare “Apertura” delle feste con un grandioso spettacolo di fuochi pirotecnici al quale segue, di consuetudine, l’accensione delle scenografiche luminarie lungo il Corso Trento e Trieste trasformato dalle arcate sfolgoranti in un’unica e altamente suggestiva galleria luminosa.

I festeggiamenti proseguono per tre giorni e tre notti, con spettacoli musicali, eventi culturali, celebrazioni liturgiche e fuochi pirotecnici e, fino a pochi anni fa, anche con le celebri corse al galoppo.

 

La Squilla

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I rintocchi di una piccola campana, detta “la Squilla”, posta sulla sommità del campanile della Madonna del Ponte, tra le 18 e le 19 del 23 dicembre, accompagnano lo svolgimento della tradizione che da essa ha preso il nome.

Durante quella prima ora dopo il tramonto, nella prosecuzione di un’antica cerimonia solstiziale, i lancianesi fedeli alla tradizione, ancora molto sentita, si riuniscono nelle loro case per rinnovare l’usanza del baciamano ai genitori e agli anziani e dello scambio dei doni che si accompagnano al ricordo degli antenati defunti.

All’inizio del ‘600, durante il suono della squilla, il vescovo Tasso, inaugurò una nuova pratica devozionale dirigendosi a piedi verso la chiesetta dell’Iconicella, distante circa tre chilometri dal centro abitato, a memoria del viaggio di Giuseppe e Maria alla grotta di Betlemme. Il suono festoso di tutte le campane della Città, dopo i rintocchi della campanella, segnalavano il suo rientro nell’Episcopio.