INAUGURAZIONE MOSTRA PERMANENTE LO SPLENDORE DELL'IMMAGINE Featured

INAUGURAZIONE MOSTRA PERMANENTE LO SPLENDORE DELL'IMMAGINE
POLO MUSEALE LANCIANO | sabato 16 giugno 2018 ore 18

La cittadinanza tutta è invitata a partecipare all'evento in programma sabato 16 giugno alle ore 18 nel Polo Museale di Lanciano per l'inaugurazione e presentazione della mostra permanente LO SPLENDORE DELL'IMMAGINE, rassegna a cura di Alfredo Paglione e Sandro Parmigiani che comprende 42 dipinti di 4 illustri artisti di fama internazionale: Claudio Bonichi, Arturo Carmassi, Robert Carroll e Gastón Orellana.

Le opere sono state donate alla Città di Lanciano dal Mecenate d'Abruzzo Alfredo Paglione, che si è distinto negli ultimi 20 anni per aver dato vita in Abruzzo a nuove realtà museali attraverso la donazione di oltre 2000 opere d’arte provenienti dalle sue collezioni personali. Si rimanda al testo di Elsa Betti in allegato, per una puntuale ed efficace disamina della rassegna.

Prima dell'inaugurazione, si terrà una breve presentazione della mostra con gli interventi in programma di Sandro Parmiggiani, critico d'arte, Sergio Caranfa e Maria Gatta del Mibact, Luciano Di Tizio, presidente Fondazione Immagine, Marusca Miscia, Assessore alla Cultura e Mario Pupillo, Sindaco di Lanciano. Modera gli interventi il giornalista Lucio Valentini. Sarà presente Alfredo Paglione.

La città di Lanciano aggiunge un importante tassello al suo patrimonio artistico con l’inaugurazione, il 16 giugno, della mostra “Lo splendore dell’immagine”. Nelle sale del Polo Museale Santo Spirito, punto di riferimento per l’ambiente artistico frentano, sarà accolta in permanenza una preziosa donazione di Alfredo Paglione, importante gallerista d’arte di origini abruzzesi. Paglione, dopo la chiusura delle sue gallerie milanesi, ha maturato il desiderio di portare in Abruzzo un lascito fecondo per le nuove generazioni, immaginando la sua Regione natia immersa nella grande arte figurativa. Attraverso preziose donazioni di opere provenienti dalle sue collezioni private Paglione, dal 1997 ad oggi, ha pian piano dato concretezza alla sua visione ideale, e ha dotato il territorio abruzzese di un’anima artistica capace di germogliare nel tempo, generando riflessioni sul mistero, sulla bellezza, sull’uomo.

Oggi, seguendo un itinerario ideale si possono rintracciare i “semi di bellezza” disseminati da Paglione in Abruzzo nei Musei Civici di Vasto, nel Museo della Ceramica di Castelli (TE), a Chieti nel Museo Barbella, nel Museo di Palazzo de’ Mayo e nel Museo Universitario, ad Atessa dove Paglione ha allestito un magnifico museo interamente dedicato ad Aligi Sassu e infine a Tornareccio, suo paese natale trasformato dalla sua visione utopica in un vero museo all’aperto con 90 mosaici collocati sulle facciate delle abitazioni. Ultima tappa di questa avventura è proprio la donazione de “Lo splendore dell’Immagine”, che inserisce il Polo Museale Santo Spirito e la città di Lanciano in un percorso artistico di pregio che abbraccia parte della regione.

La mostra, la cui inaugurazione è prevista il 16 giugno 2018 alla presenza del Sindaco Mario Pupillo, è curata da Sandro Parmiggiani, critico d’arte reggiano, docente presso l’Università Cattolica di Milano. Il percorso espositivo vedrà riunite in quattro sale oltre 40 opere uniche di quattro grandi artisti: Claudio Bonichi, Arturo Carmassi, l’americano Robert Carroll e il cileno Gastòn Orellana. La scelta degli artisti e delle loro opere ha perseguito la volontà di presentare a Lanciano un nucleo di dipinti che, ognuno a proprio modo, sia in grado di comunicare con l’osservatore, suscitando il desiderio di una riflessione sui temi fondamentali dell’esistenza umana. Il curatore Sandro Parmiggiani a tal proposito scrive in catalogo: “La visione e la riflessione sui dipinti di questi autori può fornire molteplici spunti, sia relativi alla storia dell’arte che al senso profondo dell’umano esistere: da sempre, il ruolo dell’opera d’arte è proprio questo”. Una scelta che rivela attenzione ai vari linguaggi espressivi di ambito figurativo e che offre al territorio un frammento dell’ambiente artistico in cui Paglione ha operato nel corso di tutta la sua vita.

Claudio Bonichi (Alessandria 1943 – Roma 2016) nei suoi dipinti ha dato voce al dialogo serrato che il visibile intrattiene con l’invisibile, e alla memoria che emerge nelle pieghe del tempo. La sua ricerca si concretizza nel genere della natura morta e in quello del nudo femminile, raccontati in modo mai descrittivo, ma con una sensibilità d’altri tempi e con una tavolozza piena di vibrazioni coloristiche. Sandro Parmiggiani in catalogo descrive la tecnica di Bonichi con le seguenti parole: “la tecnica pittorica alterna tocchi rapidi, che dei fiori, delle fogli , dei frutti, colgono come avrebbe fatto De Pisis, i cangianti bagliori e brividi di luce delle superfici, mentre il disfacimento già s’annuncia e velature e sovrapposizioni lente ed accurate che catturano toni e consistenza di un corpo di donna , anche se tutto qui appare sospeso tra realtà, evocazione della memoria e sogno, tra parola e silenzio”.

Arturo Carmassi (Lucca, 1925 – Empoli, 2015) artista singolare, impossibile da contenere in una definizione, si è dedicato alla scultura, alla pittura informale, astratta e figurativa. A Lanciano saranno presenti opere figurative di estrema complessità. Parmiggiani in catalogo sottolinea “l’esigenza - di Carmassi - di approfondire e di immergersi in alcuni dei movimenti e delle culture che l’hanno affascinato, e che lui ha approfondito, come il surrealismo e il complesso pensiero di Georges Bataille”. Nelle opere di Carmassi gli echi della cultura mediterranea ed europea si fondono in soluzioni pittoriche che attraversano ogni confine temporale per parlare all’uomo contemporaneo della sua natura ambigua, al contempo ferina ed umana. L’artista nella sua ricerca opera una continua elaborazione dei miti greci, della cultura etrusca, del surrealismo, del rinascimento e del manierismo; le sue opere ostentano una tecnica impeccabile, attraverso la quale si delineano scene di estrema lucidità che evocano conflitti ancestrali propri della natura umana.

Gastòn Orellana (Valparaiso Cile, 1933), nato in Cile da genitori spagnoli, nel 1955 lascia la sua terra a causa della dura repressione culturale del regime cileno e nel 1958 si stabilisce in Spagna. La sua pittura risente del clima di violenza e repressione vissuto in Cile e cerca un nuovo linguaggio che accolga contemporaneamente elementi di astrazione e di figurazione tesi ad esprimere le inquietudini e le brutture della sua epoca. Orellana mostra la miseria della nuova condizione umana a contatto con tecnologie sempre più avanzate e stretta nella morsa di soprusi che conducono al degrado di vittime e di aguzzini. Parmiggiani descrive i dipinti di Orellana: “Sullo sfondo di un colore che trasuda veleno e angoscia, o di un sole infuocato che pare volere esplodere e incendiare il mondo, queste contorte, mostruose figure, contese tra l’umano e il bestiale, colte sull’incerto crinale tra un progressivo sfacelo, un’incipiente dissoluzione, ed una sinistra evoluzione che ha smarrito e perduto i caratteri di ciò che fu definito uomo, evocano le visioni della condizione umana dipinte da Francis Bacon, e allo stesso modo si fanno emblema di ogni atrocità, dolore e solitudine dell’umana esperienza, perennemente segnata da una violenza che non può essere estirpata”.

Robert Carroll (Painesville - Ohio - USA, 1934 – Massa 2016) nato negli Stati Uniti, si trasferisce a Roma nel 1958. Della sua opera si sono occupati personaggi quali Salvatore Quasimodo, Enrico Crispolti, Elio Vittorini, Enzo Siciliano, Alberico Sala, Antonio del Guercio, Vasco Pratolini, Dino Buzzati. I dipinti di Carroll si inseriscono nell’ambito di una figurazione di matrice nordamericana attenta alla resa puntuale della natura, sulla quale il pittore innesta una quota di allucinazione che conduce il suo lavoro alla ricerca dell’identità dell’uomo. Il racconto che Carroll mette in scena nelle sue tele è solo il primo livello di una lettura che chiama l’osservatore alla profondità. Salvatore Quasimodo, presentando l’artista americano nel 1962 al Premio Guggenheim a New York, descrive la complessità e l’intensità dei dipinti di Carroll con le seguenti parole: “C’è qualcosa che riguarda l’uomo da vicino, dietro questa tecnica accattivante, fitta di immagini e di colori. Richiamo a dimensioni metafisiche, sociali, psicologiche. Un segnale, un allarme. Mi pare allora che questa pittura di Carroll esprima una sintesi di un suo mondo che può sembrare soggettivo e irreale e viceversa fa sempre più parte di un’effettiva realtà dell’uomo contemporaneo.”

Elsa Betti

More in this category: « Mese della Cultura 2018 - Lanciano

Leave a comment

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.